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Come è fatto un forno crematorio

Nel 1990, la cremazione in Italia era pari al 3% – di cui la maggior parte delle pratiche per la cremazione a Roma –, i dati del 2014 registrano un aumento al 30%. Sebbene in “ritardo” rispetto agli altri Paesi europei, l’Italia si è, però, dotata di impianti crematori moderni, innovativi e soprattutto rispettosi dell’ambiente e delle direttive europee in materia ambientale. Ma come funzione un forno crematorio e come è fatto?

Il funzionamento del forno crematorio

Il forno crematorio si suddivide in due parti sovrapposte e separate da una griglia in materiale refrattario. La combustione può avvenire per:

  • Arroventamento delle pareti del forno attraverso resistenze elettriche o bruciatori a gas;

  • Per fiamma diretta.

In entrambi i casi, la temperatura che si raggiunge oscilla tra i 900° e 1000° C. il feretro viene introdotto nella parte superiore del forno attraverso guide metalliche; man mano che la combustione procede, le ceneri e le ossa calcificate cadono nella parte inferiore del forno, dove la combustione si completa. Il forno è dotato di un sistema di ventilazione che introduce l’ossigeno necessario ad alimentare la combustione. L’operatore alla cremazione può controllare l’interno del forno attraverso uno spioncino; dopo circa due ore, si procede spostando i resti verso una zona di raffreddamento. La fase successiva è il passaggio dei resti su un setaccio a vibrazione, per eliminare le polveri più fini. Infine, i resti vengono esaminati con una calamita per rimuovere il materiale metallico come i chiodi della bara, eventuali protesi, elementi metallici degli abiti e così via. Le ceneri rimaste vengono raccolte in un’urna e consegnate ai parenti.

Come funzionano i forni crematori anti-inquinanti

La legge n.152/2006 sull’inquinamento, pone come limite di produzione delle diossine da 1 a 10 milionesimi di grammi al metro cubo. La combustione per la cremazione nei forni di ultima generazione prevede l’impiego di filtri dotati di tecnologie che producono solo 2 milligrammi al metro cubo di polveri (il limite in Italia è di 20 milligrammi).

Nei forni moderni, la camera primaria raggiunge una temperatura inferiore – circa 850° C – e i feretri vengono introdotti “puliti”, vale a dire privi di parti metalliche, ma solo la bara in legno minimale e la salma. I tempi di combustione sono così ridotti da 2 ore a circa un’ora e 20 minuti. Nella camera secondaria – dove avviene l’ossidazione dei fumi che derivano dalla cremazione in cui si brucia sostanzialmente legna e grasso – avviene il raffreddamento. I fumi della cremazione contengono sostanze organiche e acide che vengono raffreddate tramite uno scambiatore in cui circola acqua che raffredda i fumi a 160° – 180° C., vale a dire la temperatura giusta per poterli filtrare e trattare. Per eliminare le sostanze acide e organiche si utilizza un “reagente” in grado di eliminarle. I filtri utilizzati nei forni di nuova generazione sono dotati di tecnologie che rendono le ceneri nello stato più “puro” ed essenziale, nel pieno rispetto dell’ambiente.