Arte e Cultura

Non è vero che in Italia si legge poco, il dramma sono i giovani e il Sud

Non è vero che in Italia si legge poco, il dramma sono i giovani e il Sud

É vero, in Italia si legge poco, o almeno non abbastanza. Quel 40,5% che, secondo l’indagine Produzione e lettura di libri in Italia commissionata dall’Istat, comporrebbe la platea dei lettori di almeno un libro in un anno, è un dato misero se confrontato rispetto ai grandi paesi Europei. Eppure, considerato lo scarso livello delle politiche educative e scolastiche (una delle cause individuate dall’indagine tra i principali fattori che determinano la modesta propensione alla lettura in Italia), qualcosa da cui ripartire c’è. Farebbero bene a tenerlo a mente i decisori pubblici. Innanzitutto, quel 40,5% di lettori è la stessa quota del 2001, mentre l’anno precedente con l’inizio del nuovo secolo gli italiani avevano fatto ancora peggio, quando solo il 38,6% della popolazione aveva dichiarato di aver almeno di un libro.

In confronto, sedici anni dopo, in un contesto che poteva solo peggiorare data la crisi della scuola e l’aumento della concorrenza tecnologica nei confronti dell’oggetto libro, gli italiani lettori sono più o meno gli stessi. Non c’è stato un miglioramento (e questo rappresenta già in sé un peggioramento), ma nemmeno un crollo verticale. Il punto è che quella percentuale era bassa allora e lo è adesso, per un paese che si considera una potenza mondiale.

L’emergenza giovanile.

Semmai un’emergenza c’è ed è quella giovanile. La fotografia è stata scattata dall’Istat, nell’indagine Produzione e lettura di libri in Italia, dalla quale emerge che la flessione ha interessato in modo particolare i più giovani. La quota di lettori tra i 15 e i 17 anni è diminuita dal 53,9% del 2015 al 47,1% del 2016. Anche tra i 20 e i 24 anni si passa dal 48,9% di lettori al 44,7%. Anche in questo caso però la questione è più complessa di come potremmo immaginare, perché intanto l’editoria per ragazzi è in crescita rispetto al 2015: +4,5% i titoli e +6,6% le tirature; per l’editoria educativo-scolastica, invece, a fronte di un aumento del numero di opere del 14,6%, si registra un forte decremento delle copie stampate (-19,6%).

Il divario Nord-Sud.

Altra questione su cui bisognerebbe interrogarsi è la persistenza di enormi divari territoriali: al Sud legge meno di una persona su tre (27,5%) mentre  in quelle del Nord-est si raggiunge la percentuale più elevata (48,7%). L’effetto della familiarità, inoltre, è forte nell’abitudine alla lettura. Il 66,9% dei ragazzi tra i 6 e i 18 anni con entrambi i genitori lettori, infatti, legge libri contro il 30,8% tra i figli di genitori che non leggono. Altro dato ovvio ma interessante: oltre il 50% degli editori attivi nel 2016 ha sede nel nord del Paese, la città di Milano da sola ospita più di un quarto dei grandi marchi.

Troppi libri e prezzi alti.

A fronte, nel 2016, di una ripresa della produzione editoriale, considerato che i titoli pubblicati aumentano del 3,7% rispetto all’anno precedente, persiste la tendenza alla riduzione delle tirature (-7,1%). E poi c’è la questione prezzi. Leggera crescita dei prezzi rispetto al 2015: nel complesso, i libri pubblicati nel 2016 hanno un prezzo di copertina pari a 20,21 euro, contro i 18,91 dell’anno precedente. L’aumento maggiore riguarda i titoli pubblicati dai piccoli editori (25,31 euro nel 2016 contro i 18,88 dell’anno precedente), mentre le opere pubblicate dai grandi editori presentano l’incremento di prezzo più contenuto (da 18,98 euro a 19,38). Oltre un quarto dei titoli pubblicati nel 2016 (28,4%) ha un prezzo compreso tra 10 e 15 euro.

Fonte: Non è vero che in Italia si legge poco, il dramma sono i giovani e il Sud